C’E’ AMORE ANCHE SENZA SESSO NELLA COPPIA

Sul quotidiano britannico The Guardian la scrittrice Olivia Fane, il cui ultimo libro si chiama “Possibly a Love Story”, afferma che il sesso non ha a che fare con l’amore e quindi tutte le ansie che attanagliano le coppie alle prese con la crisi della sessualità nel matrimonio non devono perdersi d’animo e concludere che è meglio lasciarsi. Ci si può amare anche se si è freddi sotto le lenzuola. “L’amore e l’erotismo sono due questioni molto diverse. Perciò, se volete un buon matrimonio dimenticate l’isteria del sesso. Semplicemente prendetevi cura del vostro partner, comunicate con lui, assicuratevi che stia bene e dategli ogni giorno un caldo abbraccio” suggerisce la Fane.

Nell’immaginario collettivo e culturale in cui siamo cresciuti, l’amore e il sesso sono due facce della stessa medaglia. Ma ormai da un po’ di anni le due dimensioni non sono così indissolubilmente legate e sono sempre più frequenti i casi in cui si fa sesso senza amarsi o al contrario ci si ama senza desiderarsi fisicamente.

Inoltre non è detto che se amiamo qualcuno lo desideriamo di più sessualmente, secondo la scrittrice Fane: “Il sesso” scrive “non è una questione che riguarda l’anima, ma il corpo e il minor o maggior desiderio sessuale è una questione ormonale.

La posizione della Fane, come tutte le posizioni un pò estreme sull’amore e sulla coppia, deve servire come spunto di riflessione sulla propria relazione e non come dogma su cui essere d’accordo o meno.

UNA FORMULA MATEMATICA PER STABILIRE SE E’ VERO AMORE

Donn Byrne, psicologo sociale alla State University of New York ad Albany, ha elaborato una formula che consente a chiunque di verificare se ciò che sentiamo per il partner è vero amore oppure no.

La formula è questa:

              1,7xA + 1,5xB + 1,5xC + 1,5xD + 1,3xE= Y

  • A è l’attrazione per il partner,
  • B il piacere psicologico della sua compagnia,
  • C il desiderio di intimità con lui/lei, D il bisogno di essere accettati dal partner,
  • E la paura di essere abbandonati da lui/lei.

A ognuna di queste variabili bisogna attribuire un valore da 1 a 10 e poi fare il calcolo.

Una volta eseguito il calcolo, si ottiene un numero Y.

Bisogna poi ripetere l’operazione pensando all’amico/a più caro/a.

Secondo Byrne, la relazione è tanto più stabile quanto più la differenza tra i due risultati Y è grande (dev’essere almeno 15). Cioè, quanto più il partner è importante rispetto all’amicizia più cara.

I fattori di moltiplicazione (i numeri davanti alle variabili) permettono di mettere a confronto molte amicizie e amori.

DUE SEMPLICI FORMULE MATEMATICHE PER RENDERE STABILE UNA COPPIA

Secondo John Gottman, professore emerito di Psicologia alla University of Washington, che ha dedicato la vita a studiare quanto può “reggere” una coppia e a che condizioni, la matematica può aiutare anche a rendere stabile un idillio. ‘Basta’ seguire questa due formule:

S/G>5

100-N>90

S sono le carezze, le coccole e gli sguardi d’intesa,

G sono le grida, le critiche, gli insulti.

La prima formula significa che nella vita a due, i segnali di affetto (S) cioè carezze, coccole, sguardi di intesa, devono essere almeno cinque volte più numerosi di quelli di risentimento (G) cioè grida, commenti cattivi, critiche ecc…

La seconda formula vuol dire che, ogni 100 commenti riguardo al partner, quelli negativi (N) devono essere meno di dieci. Vale a dire un commento negativo al massino ogni 9 positivi

Se queste condizioni delle due formule vengono rispettate, la coppia reggerà secondo Gottman.

L’ALGORITMO PER INDIVIDUARE LE COPPIE STABILI

L’Algoritmo per individuare le coppie stabili deriva dal problema dei matrimoni stabili che è un problema matematico applicato alla coppia come indica lo stesso nome.

Immaginate che in un piccolo villaggio ci sono un numero uguale di uomini e donne che devono tutti formare una coppia donna-uomo, in modo tale che tutte le coppie siano coppie stabili. Ogni uomo ed ogni donna ha una propria lista di preferenze per gli individui del genere opposto, ma in definitiva sarete voi a decidere le coppie di sposi al fine di ottenere solamente delle coppie stabili. Per poter definire una coppia stabile non deve mai verificarsi la situazione nella quale un uomo ed una donna di due coppie diverse preferiscono stare tra di loro piuttosto che stare con il loro partner attuale.

La domanda del problem è quindi la seguente: è sempre possibile ottenere una combinazione di coppie nella quale non si verificano situazioni instabili? Tenete in mente che una situazione instabile si verifica solo quando sia un uomo già in coppia che una donna già in un’altra preferiscono stare tra di loro rispetto a stare con il loro partner attuale, se è solo uno dei due a preferire l’altro rispetto al partner attuale la situazione è ancora considerata stabile, anche se non tutti sono completamente felici della loro situazione. Questo problema può coinvolgere un qualsiasi numero di coppie eterosessuali, potrebbero essere i 7 miliardi di individui sulla terra o solamente 10 individui in un piccolo villaggio. Questa soluzione esiste sempre ed è stato creato un algoritmo da David Gale e Lloyd Shapley nel 1962 che dimostra come si possa sempre trovare una situazione di coppie stabili.

Questo algoritmo può essere programmato in un computer, ma può anche essere applicato in un esempio pratico. Nel primo giorno di questo algoritmo ogni uomo ed ogni donna crea una lista di preferenze degli individui del genere opposto. Nello stesso giorno ogni donna fa una proposta di matrimonio al n°1 della propria lista. Ogni uomo può quindi ricevere più proposte o nessuna ed in questo giorno accetterà la proposta che viene dalla donna più in alto nella sua lista di preferenze rifiutando le altre. Alla fine di questo giorno si sono create delle coppie. Nel secondo giorno ogni donna che non è in una coppia farà una proposta al n°2 nella loro lista di preferenza, anche se quest’uomo è già in una coppia. A questo punto gli uomini single sceglieranno come hanno già fatto nel primo giorno, scegliendo la proposta dalla donna più in alto nella loro lista. Gli uomini già in coppia accetteranno la nuova proposta solo se viene da una donna più in alto nella lista di preferenze rispetto all’attuale compagna. Si saranno create nuove coppie, alcune cambiando coppie precedentemente create. Nei giorni successivi questo si ripete fino al momento nel quale non si cambiano più coppie. Dopo un certo numero di reiterazioni, l’algoritmo non cambierà più l’ordine delle coppie e si saranno create solamente coppie stabili, nel senso discusso in precedenza.

Potete testare voi stessi voi stessi, come fa anche la professoressa Riehl nel video di seguito . Prendete un pezzo di carta e scrivete un numero uguale di donne e uomini, scrivete anche la lista di preferenza del genere opposto per ognuna di queste persone, inventandola in modo casuale. A questo punto applicate le regole dell’algoritmo e ripetetele fino ad avere formato tutte le coppie. Osserverete che in nessun caso, se avete seguito bene le regole dell’algoritmo,vi sarà una situazione instabile tra le coppie formate.

DORMIRE PIU’ DI 7 ORE A NOTTE PER NON LITIGARE IN COPPIA

Il segreto per un amore longevo?

Dormire più di sette ore a notte, un’abitudine che può aiutare a risolvere i problemi matrimoniali, dicono i ricercatori dell’Istituto universitario di medicina comportamentale dell’Ohio (Usa), che hanno analizzato la risposta di un gruppo di 43 coppie a situazioni stressanti, confrontandola con il numero di ore di sonno dormite la notte prima. Il tutto confortato da analisi del sangue per la rilevazione di indicatori di infiammazione, per dare anche un’occhiata allo stato di salute.
Ebbene, riporta il ‘Daily Mail’, le coppie che dormono meno di sette ore a notte hanno maggiori probabilità di finire a litigare e hanno anche livelli più elevati di infiammazione nel sangue. Una risposta fisica che è legata anche a problemi come malattie cardiache, artrite e altre patologie croniche. “Eravamo interessati“, ha dichiarato Stephanie Wilson, autrice principale sullo studio, “a verificare come il sonno possa influenzare l’atteggiamento delle coppie sposate e se il riposo di un partner abbia ripercussioni sullo stato infiammatorio“. In particolare, per ogni ora di sonno perso, gli scienziati hanno osservato che i livelli di due marcatori di infiammazione aumentano del 6%. Risultati alla mano, gli esperti consigliano alle coppie di dormire di più se hanno problemi sia matrimoniali che di salute, per migliorare il loro benessere.

Aggiungerei anche questo brano dello scrittore Kundera che rende bene anche l’importanza di dormire insieme in coppia

“Per loro la finalità dell’amore non era il piacere bensì il sonno che ne seguiva. Soprattutto lei non riusciva ad addormentarsi senza di lui. Tra le sue braccia, anche agitatissima, si addormentava sempre. Lui le sussurrava favole che inventava per lei, piccole sciocchezze, parole ripetute monotonamente, rassicuranti o scherzose.
Tomáš si diceva: fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si riconosce dal desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a un’infinita di donne) ma dal desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a una sola donna)”

 

LA FORMULA MATEMATICA DELLA “COPPIA PERFETTA”

Lo psicologo John Gottman, professore emerito all’Università di Washington (Stati Uniti),  ha elaborato una formula per stimare la probabilità di fallimento di un’unione, che lui ritiene funzioni nel 90% dei casi.

Lo studio è iniziato negli anni ’90, esaminando coppie appena sposate: i due partner discutevano per 15 minuti, mentre i ricercatori assegnavano loro dei voti. Per esempio, a ogni sorriso e gesto affettuoso guadagnavano punti; con segnali d’insofferenza e battutine sarcastiche li perdevano. I ricercatori hanno poi seguito le coppie nel corso degli anni, per vedere come se la passavano.

A partire da dati come questi, Gottman e James Murray, matematico della stessa università, hanno elaborato l’“equazione dell’amore”, che misura la reazione emotiva (positiva o negativa) di ciascuno dei due partner durante un dialogo. Sul lungo periodo, infatti, le chance di sopravvivenza della relazione dipendono proprio da queste reazioni.

Le due formule descrivono rispettivamente le reazioni di lei (Dt+1) e lui (Ut+1) al comportamento dell’altro. Per la donna: d è l’umore quando è sola; rDDt è l’umore quando c’è il marito; IUD(Ut ) è l’influenza esercitata dal partner. Nella formula per lui: u è l’umore da solo; rUUt è l’umore quando c’è lei e IDU(Dt  ) l’influenza di lei.

Nella pratica, l’equazione matematica conferma quanto il buon senso dice da sempre: la chiave di una relazione duratura è il dialogo. Per non arrivare ai ferri corti, dire quel che si pensa, senza essere aggressivi, funziona meglio che chiudersi nel mutismo.

Qualsiasi terapia ed autoterapia di coppia dovrebbe tener conto di questo semplice elemento che è il dialogo, che è stato confermato anche dalla matematica, come dimostrato da Gottman.

 

 

IL GIUDICE PUO’ IMPORRE LA TERAPIA DI COPPIA ?

La Cassazione [Cass. sent. n 13506/2015] ha detto che solo la legge può imporre trattamenti sanitari, mentre il giudice non può costringere i genitori – benché immaturi – a recarsi dallo psicologo per imparare a gestire i figli. E ciò anche se il loro comportamento conflittuale finisce per ledere i minori. Questo non toglie che il magistrato possa suggerire l’opportunità di un percorso guidato congiunto e/o individuale, ma nessuna sanzione può derivare dalla mancata ottemperanza all’indicazione del tribunale. La prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme – dice la Suprema Corte – è lesiva del diritto alla libertà personale garantito dalla Costituzione [art.32] che vieta l’imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari. Nessuna norma, del resto, attribuisce al giudice il potere di vincolare gli ex coniugi a un tale trattamento, anche in presenza di una finalità nobile come quella di tutelare i figli dall’immaturità dei genitori.

La maturazione personale dei genitori non può che restare affidata ai genitori e al loro diritto di autodeterminazione. In definitiva il giudice non può obbligare i genitori immaturi, che litigano in continuazione, ad andare dallo psicologo per imparare a gestire i figli.

I giudici secondo cui la terapia di coppia è obbligatoria 

La tesi sposata dal tribunale di Roma – il più grande in Europa – ritiene possibile, per il giudice, prescrivere ai genitori divorziati la psicoterapia e un percorso di sostegno per fare il papà e la mamma [Trib. Roma, sent. n. 2083/2017, n. 25777/17, n. 13506/2015.. Ciò proprio nell’ottica di tutelare un interesse superiore rispetto a quello della libertà personale degli ex coniugi: la crescita del figlio minore. Secondo tale orientamento, quindi, il genitore che non si presenta alle sedute dallo psicologo può perdere l’affidamento del figlio: una sanzione particolarmente grave. Secondo il tribunale della Capitale – la cui tesi sempre essere condivisa anche da altri fori – la prescrizione del percorso presso lo specialista non costituisce una limitazione personale ma è funzionale allo stesso interesse del genitore quando la conflittualità della coppia nuoce ai figli.

Vediamo ora, secondo tale interpretazione, che succede se non si frequenta la terapia di coppia. Il tribunale di Roma precisa che non è possibile imporre fisicamente la presenza del genitore dallo psicologo (magari mediante una «coazione fisica» ossia un accompagnamento forzoso). La prescrizione del giudice è piuttosto un onere, una condizione per continuare ad avere l’affidamento condiviso del figlio. Sta al genitore affidatario scegliere il percorso più idoneo e i professionisti da consultare: è un’«opportunità di buona vita» e non una «limitazione della libertà». Il tribunale può delegare i servizi sociali a vigilare sull’osservanza dell’indicazione fornita dal magistrato e, in caso di disobbedienza, nei casi più gravi, se la coppia continua a litigare tanto da pregiudicare la crescita del bambino, è possibile disporre la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

La prescrizione è finalizzata a favorire «le condizioni per una crescita per quanto possibile serena dei figli, scopo cui deve tendere una gestione matura e consapevole della responsabilità genitoriale, e deve essere letta dunque come uno strumento volto a offrire ai figli maggiori opportunità di “buona vita” nonostante la disgregazione del nucleo familiare di origine e della presidente conflittualità dei genitori».

TUMORE, COPPIA E SESSUALITA’

Per mettere i medici nella condizione di aiutare i pazienti oncologici con i problemi sessuali che quasi inevitabilmente il tumore e le terapie comportano, l’American Society of Clinical Oncology (Asco) ha stilato le proprie linee guida in merito. Pubblicate sul Journal of Clinical Oncology, le  raccomandazioni sono state elaborate da gruppi di esperti partendo da quelle già esistenti della Cancer Care Ontario (CCO) del 2016, sulla base di un’estesa analisi della letteratura di settore e sulle evidenze cliniche più solide. Le riportiamo di seguito.

1. Parlare dei possibili problemi sessuali da prima della terapia

Gli esperti dell’Asco consigliano agli oncologi di cominciare a parlare dei risvolti sulla vita sessuale al paziente già al momento della diagnosi, quindi indipendente dall’esistenza di un problema, per continuare poi il confronto per tutto il tempo delle cure e durante i follow-up. La discussione deve tenere conto del livello di scolarizzazione, della cultura e dei credi religiosi e dell’orientamento sessuale. Il partner del paziente può essere incluso nella discussione solo se è l’interessato a volerlo.

Il nuovo documento tocca i diversi aspetti della vita sessuale di un malato oncologico, tenendo conto, ovviamente, della differenza tra problematiche femminili e maschili. Per quanto riguarda le donne, in particolare, ci sono moltissime sfaccettature da tenere in considerazione in relazione alla tipologia di disturbo, al tipo di tumore e di terapie.

2. Contrastare il calo del desiderio

Per i disturbi del desiderio, dell’eccitazione e del raggiungimento dell’orgasmo gli esperti dell’Asco raccomandano ai colleghi di offrire in prima istanza alle pazienti una consulenza psicosociale e/o psicosessuale. Anche una stimolazione regolare (per esempio attraverso l’autoerotismo). Le terapie farmacologiche (per esempio con flibanserin, il cosiddetto “viagra rosa”) dovrebbero essere valutate attentamente, perché non esistono molti dati sul rapporto rischi/benefici in pazienti con una storia di cancro o che assumono una terapia di blocco ormonale in conseguenza di un tumore.

3. Lavorare sull’accettazione della propria immagine corporea

Sempre la terapia psicologica, anche di coppia quando è presente un partner e la paziente lo desidera, è la strada da seguire per affrontare i cambiamenti del corpo, che hanno un impatto sulla capacità di stringere relazioni affettive ed entrare in intimità con il partner. L’argomento dovrebbe essere discusso ancor prima dell’inizio delle terapie, proprio per avviare il percorso di accettazione di sé. Le donne con depressione o che hanno difficoltà ad accettare la propria immagine corporea prima del tumore sono particolarmente a rischio.

4. Trattare le disfunzioni sessuali

Il tumore e le terapie per curarlo possono provocare anche dei problemi strettamente fisici, che possono sfociare in incapacità di provare piacere durante il rapporto o, cosa non infrequente, di provare dolore. I medici dovrebbero fare uno screening dei pazienti per stabilire se esistono problematiche di questo tipo e offrire le possibili soluzioni, preferibilmente con l’aiuto di un ginecologo.

5. Trattare i disturbi vasomotori

Le terapie ormonali sistemiche sono le più efficaci per le donne con problematiche vasomotorie. Per chi ha un tumore al seno ormono-responsivo, però, sono controindicate. Le donne con un tumore al seno non ormono-sensibile, possono essere valutate per un bilancio di rischi e benefici dopo la menopausa. Se non controindicato, per le donne che hanno subito una isterectomia, la terapia con estrogeni (orale, cutanea o vaginale) è raccomandata. L’uso della terapia ormonale sistemica non è necessariamente controindicata in donne con altri tipi di tumori ormono-sensibili, come quello dell’endometrio e dell’ovaio. I medici dovrebbero discutere con le donne i diversi approcci, compresi quelli della medicina integrata, valuando rischi e benefici.

6. Trattare il dolore vaginale o vulvare

Per problemi di atrofia, come la secchezza vaginale e vulvare, i lubrificanti e gli idratanti vaginali (da applicare frequentemente, 3-5 volte la settimana) potrebbero essere provati come prima soluzione. Per chi non risponde a questi trattamenti o ha sintomi più severi, esistono prodotti con estrogeni a basso dosaggio, che devono però essere valutati con attenzione nelle donne che hanno avuto diagnosi di carcinoma mammario ormono-responsivo, discutendo con il medico rischi e benefici. Gli esperti dell’Asco sottolineano, però, che per diversi farmaci non esistono ancora solidi dati che possano permettere una seria valutazione e che le pazienti devono esserne messe al corrente.

Il vaginismo, cioè la contrazione involontaria dei muscoli della vagina durante un approccio sessuale, e la stenosi vaginale, ossia il restringimento o la perdita di flessibilità della vagina, sono altre problematiche frequenti in pazienti in cura per un tumore. Possono essere condizioni molto dolorose che possono essere attenuate attraverso esercizi di fisioterapia per il pavimento pelvico o dilatatori vaginali. Se necessario, riferiscono gli esperti dell’Asco, si può ricorrere a una terapia antidolorifica. L’anestetico locale lidocaina può essere considerato nei casi di dolore (dispareunia) persistente.

Fonte: Interventions to Address Sexual Problems in People With Cancer: American Society of Clinical Oncology Clinical Practice Guideline Adaptation of Cancer Care Ontario Guideline

LE COPPIE CHE MANGIANO INSIEME SONO PIU’ UNITE

Dividere il proprio cibo con la compagna o il compagno è indice di affiatamento e unità di coppia.
Non solo per la coppia che mette in pratica questo atteggiamento, ma anche agli occhi di chi osserva la scena, secondo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università Clemson della California del Sud.

Immaginate quindi la scena, lei che spizzica del cibo e poi lo passa a lui, che avvicina la propria bocca e assapora quanto offertogli… Una scena che ispira tenerezza – o anche erotismo, se volgiamo – ma che agli occhi di chi osserva invia un messaggio inequivocabile: quella coppia è unita.
Non lo diciamo noi, ma uno studio pubblicato sulla rivista Appetite e condotto da un team ricercatori coordinati dal dottor Thomas Alley a cui hanno preso parte 118 volontari di entrambi i sessi.

Ai volontari i ricercatori hanno fatto visionare una serie di filmati della durata di meno di 1 minuto in cui si vedeva una coppia scambiarsi il cibo.
In alcuni di questi video era l’uomo ad alimentare con il proprio cibo la donna; in altri era la donna ad alimentare lui, sempre dopo aver prima dato un morso al cibo. In altri video lui dava a lei il cibo senza averlo morsicato; in altri così faceva la donna. Infine, in altri ancora ognuno mangiava senza dare nulla all’altro.
«La condivisione può comunicare un significato particolare se il cibo è “contaminato” dalla condivisione dei germi dell’altra persona – spiega il dottor Alley – come per esempio la condivisione di un cucchiaio o il mangiare lo stesso piccolo prodotto alimentare».
La dimostrazione che la coppia è unita ha tuttavia anche un impatto sanitario, sostengono gli autori dello studio. Infatti, il condividere insieme al cibo anche i germi contenuti nella saliva pare abbia un effetto protettivo contro alcuni virus. Questo, fanno notare i ricercatori, avviene in molte specie animali e non solo nell’uomo.
A ogni modo, al compito di valutare quanto secondo i volontari le coppie nei video fossero affiatate, attratti l’uno dall’altra e unite – con buone prospettive per il futuro – i partecipanti hanno indicato proprio le coppie che condividevano il cibo dopo averlo assaggiato. Il giudizio era lo stesso sia che a offrire il proprio cibo fosse la donna o l’uomo, con una propensione maggiore all’attrattività se a offrire il cibo fosse stato l’uomo – visto nell’immaginario collettivo come la persona che si occupa di procurare il cibo.
«I video con l’offerta di prodotti “contaminati” hanno costantemente prodotto rating più elevati circa il “coinvolgimento” rispetto a quelli che mostravano una condivisione non contaminata che, a sua volta, ha mostrato rating più elevati rispetto a quelli che non mostravano comportamenti alimentari di coinvolgimento», ha aggiunto Alley.
C’è dunque un maggiore coinvolgimento nel rapporto quando si condivide il cibo e una maggiore accettazione dell’altro. «I casi di condivisione di alimenti “contaminati” ha qualche somiglianza con la respirazione bocca a bocca, il bacio, nel senso che entrambi riflettono la volontà di accettare la “contaminazione” biologica da parte dell’altra persona», conclude Alley.
Contaminati e felici dunque.

LE COPPIE CHE PARLANO NELLO STESSO MODO DURANO DI PIU’

Le coppie che parlano nello stesso modo durano di più. Ad affermarlo è la rivista Psychological Science, secondo il quale la sovrapposizione di questo “linguaggio d’amore” è prova di maggiore compatibilità. Molly Ireland, psicologa dell’Università del Texas, ha messo a confronto il linguaggio di 40 uomini e 40 donne con un’età media 19 anni in una sessione di speed-dating, una specie di gioco delle coppie in cui in pochi minuti si va a caccia dell’anima gemella.
Ireland e colleghi hanno trascritto il contenuto delle conversazioni con un programma computerizzato per l’analisi dei testi, ponendo particolare attenzione alle cosiddette “parole vuote”, parti del discorso come articoli e preposizioni. A tutte le coppie è stato chiesto se volessero rivedersi dopo il primo appuntamento. I ricercatori hanno scoperto che quelle intenzionate ad rivedersi avevano, dal punto di vista verbale, molti più punti in comune degli altri.