UNA FRASE PER SALVARE UN MATRIMONIO

Richard Paul Evans è padre di cinque figli, scrittore di grande successo (il suo nome è spesso in cima alla lista dei bestseller del New York Times) e sembrava avere tutto. Ma nonostante gli affezionati lettori, i figli amorevoli e la bella casa nello Utah, Evans si sentiva miserabile. Perché – come scritto sul suo sito – il suo matrimonio era infelice.

“Mia figlia Jenna, la maggiore, mi ha detto recentemente: ‘La mia più grande paura da bambina era che tu e mamma avreste divorziato. A dodici anni pensai che forse sarebbe stato meglio così, visto che litigavate tantissimo’. Poi ha aggiunto, sorridendo: ‘Sono contenta che abbiate risolto le cose tra di voi’ “


Non fu semplice. Evans e sua moglie Keri sembrarono incompatibili sin dai primi giorni, destinati a combattersi, continuamente, quasi dall’inizio del matrimonio.

“Mia moglie Keri ed io abbiamo lottato per anni. Guardando indietro, non ricordo esattamente cosa ci fece avvicinare all’inizio, ma le nostre personalità erano del tutto inconciliabili. Man mano che il matrimonio andava avanti le differenze apparvero ancora più estreme. Aver trovato ‘notorietà e fortuna’ non rese più facile la convivenza. Anzi, esacerbò i nostri problemi”.

La coppia litigava così tanto che Evans iniziò ad organizzare molte presentazioni del suo libro, pur di allontanarsi da casa. Ma le discussioni proseguivano al telefono, ed entrambi assunsero un atteggiamento “perennemente difensivo”. In una lite a distanza particolarmente accesa, Keri sbatté il telefono in faccia a Evans.

“Allora mi rivolsi a Dio, o meglio me la presi con Lui! Non so se urlare a Dio possa considerarsi una preghiera o meno ma, qualsiasi cosa fosse, non la dimenticherò mai. Ero nella doccia dell’hotel Ritz-Carlton di Atlanta e urlavo contro Dio… Dentro di me sapevo che Keri era una brava persona e che io lo ero a mia volta. Allora perché non riuscivamo ad andare d’accordo? Perché avevo sposato una persona così diversa me? Perché lei non cambiava?”Alla fine, a pezzi, scoppiai a piangere. Anche in quel buio riuscii a vedere una luce. Non puoi cambiarla, Rick, puoi solo cambiare te stesso. In quel momento iniziai a pregare. “Dio, se lei non può cambiare, allora cambia me”. Pregai fino a tarda notte e il giorno dopo mentre tornavo a casa. Pregai mentre varcavo la soglia, tornando da una moglie fredda che a stento si era accorta del mio rientro. Quella notte a letto, mentre eravamo a pochi centimetri di distanza eppure lontanissimi, arrivò l’ispirazione. Sapevo cosa fare.

Il giorno dopo mi avvicinai e le chiesi: “Come posso rendere migliore la tua giornata?”

“Come posso rendere migliore la tua giornata?”

“Non puoi, perché lo chiedi?” disse.

“Perché dico sul serio, voglio sapere cosa posso fare per migliorare la tua giornata”

Il suo sguardo si fece cinico.

“Vuoi fare qualcosa? Pulisci la cucina”.

Si aspettava che mi arrabbiassi. Invece annuii: “Ok”.

Mi alzai e andai in cucina.

Il giorno dopo posi la stessa domanda: “Cosa posso fare oggi?”

Con gli occhi socchiusi, mi disse “C’è da pulire il garage”.

Feci un respiro profondo. Avevo già avuto una giornata pesante e sapevo che la sua richiesta era provocatoria. Stavo quasi per perdere le staffe.

Invece le dissi ok e per le due ore seguenti mi dedicai al garage. Keri non sapeva cosa pensare.

“Cosa posso fare per te oggi?

“Niente”, urlò, “Non puoi fare niente. Smettila di chiederlo”

Io dissi: “Mi dispiace, non posso. Ho preso un impegno con me stesso. Cosa posso fare per te oggi?”

“Perché fai tutto questo?”

“Perché tengo a te e al nostro matrimonio”.

Per due settimane ho insistito, chiedendole cortesemente di farmi sapere come poterla rendere felice. Keri scoppiò a piangere. “Ti prego smettila di chiedermelo. Non sei tu il problema, sono io. Vivere con me è difficile, non so perché resti insieme a me”.

Le sollevai dolcemente il mento per guardarla negli occhi e dissi: “Perché ti amo. Cosa posso fare per rendere migliore la tua giornata?”

“Dovrei chiedertelo io”.

“Dovresti”, risposi, “Ma non adesso, adesso ho bisogno di essere io a cambiare. E tu devi sapere quanto conti per me”.

Fu un momento di connessione pura. Così pieno di quell’autentica intimità che nasce quando vengono chieste (e accettate) delle scuse. Con le parole, con le azioni, con la semplice presenza. Quando Evans chiese a Keri cosa avrebbe potuto fare per renderle la giornata migliore, lei disse: “Possiamo semplicemente passare un po’ di tempo insieme?”

“Mi piacerebbe molto”, rispose lui.

È stata la svolta di cui avevano bisogno. Evans e Keri decisero di non voler essere più lontani l’uno dall’altra, ma di desiderare la reciproca compagnia.

Evans continuò a chiedere quella domanda per più di un mese. Non litigavano più, e presto fu Keri ad iniziare a chiedere: “Cosa hai bisogno che io faccia?”


“I muri che ci separavano crollarono”, scrive Evans. “Iniziammo ad avere discussioni significative su ciò che volevamo dalla vita, e su cosa avremmo potuto fare per rendere felice l’altra persona. No, non abbiamo risolto tutti i nostri problemi e non posso ovviamente dire di non aver litigato mai più. Ma era la natura dei nostri scontri ad essere cambiata. Si erano fatti più rari e non erano più cosi violenti come un tempo. Li avevamo privati dell’ossigeno. Non avevamo più voglia di ferirci a vicenda”.

Il matrimonio è difficile. Sono rare le coppie per cui non lo è. Evans lo sa molto bene, ma conclude così: “Avere un compagno per sempre è un dono eccezionale. Ho imparato che il matrimonio può aiutarci a smussare anche i nostri lati più odiosi. E tutti ne abbiamo”.

Quest’ultima frase di Evans è giusta. Spesso le coppie si impantanano nei loro doveri verso la famiglia, nella carriera e negli impegni di chiesa. Al punto da perdere facilmente di vista gli altri (persino se vivono attorno a loro) e i propri bisogni. “Cosa posso fare per rendere la tua giornata migliore?”, posta con serietà e convinzione), è – o dovrebbe essere – la principale domanda d’amore, che spazza via (attivamente e intenzionalmente) gli interessi personali, aprendoci agli altri.

“Il vero amore non consiste nel desiderare una persona, ma nel desiderare la sua felicità, anche a spese della propria… Sono immensamente grato dell’ispirazione che ho avuto quel giorno, tanto tempo fa”.

 

DORMIRE PIU’ DI 7 ORE A NOTTE PER NON LITIGARE IN COPPIA

Il segreto per un amore longevo?

Dormire più di sette ore a notte, un’abitudine che può aiutare a risolvere i problemi matrimoniali, dicono i ricercatori dell’Istituto universitario di medicina comportamentale dell’Ohio (Usa), che hanno analizzato la risposta di un gruppo di 43 coppie a situazioni stressanti, confrontandola con il numero di ore di sonno dormite la notte prima. Il tutto confortato da analisi del sangue per la rilevazione di indicatori di infiammazione, per dare anche un’occhiata allo stato di salute.
Ebbene, riporta il ‘Daily Mail’, le coppie che dormono meno di sette ore a notte hanno maggiori probabilità di finire a litigare e hanno anche livelli più elevati di infiammazione nel sangue. Una risposta fisica che è legata anche a problemi come malattie cardiache, artrite e altre patologie croniche. “Eravamo interessati“, ha dichiarato Stephanie Wilson, autrice principale sullo studio, “a verificare come il sonno possa influenzare l’atteggiamento delle coppie sposate e se il riposo di un partner abbia ripercussioni sullo stato infiammatorio“. In particolare, per ogni ora di sonno perso, gli scienziati hanno osservato che i livelli di due marcatori di infiammazione aumentano del 6%. Risultati alla mano, gli esperti consigliano alle coppie di dormire di più se hanno problemi sia matrimoniali che di salute, per migliorare il loro benessere.

Aggiungerei anche questo brano dello scrittore Kundera che rende bene anche l’importanza di dormire insieme in coppia

“Per loro la finalità dell’amore non era il piacere bensì il sonno che ne seguiva. Soprattutto lei non riusciva ad addormentarsi senza di lui. Tra le sue braccia, anche agitatissima, si addormentava sempre. Lui le sussurrava favole che inventava per lei, piccole sciocchezze, parole ripetute monotonamente, rassicuranti o scherzose.
Tomáš si diceva: fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si riconosce dal desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a un’infinita di donne) ma dal desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a una sola donna)”

 

LA FORMULA MATEMATICA DELLA “COPPIA PERFETTA”

Lo psicologo John Gottman, professore emerito all’Università di Washington (Stati Uniti),  ha elaborato una formula per stimare la probabilità di fallimento di un’unione, che lui ritiene funzioni nel 90% dei casi.

Lo studio è iniziato negli anni ’90, esaminando coppie appena sposate: i due partner discutevano per 15 minuti, mentre i ricercatori assegnavano loro dei voti. Per esempio, a ogni sorriso e gesto affettuoso guadagnavano punti; con segnali d’insofferenza e battutine sarcastiche li perdevano. I ricercatori hanno poi seguito le coppie nel corso degli anni, per vedere come se la passavano.

A partire da dati come questi, Gottman e James Murray, matematico della stessa università, hanno elaborato l’“equazione dell’amore”, che misura la reazione emotiva (positiva o negativa) di ciascuno dei due partner durante un dialogo. Sul lungo periodo, infatti, le chance di sopravvivenza della relazione dipendono proprio da queste reazioni.

Le due formule descrivono rispettivamente le reazioni di lei (Dt+1) e lui (Ut+1) al comportamento dell’altro. Per la donna: d è l’umore quando è sola; rDDt è l’umore quando c’è il marito; IUD(Ut ) è l’influenza esercitata dal partner. Nella formula per lui: u è l’umore da solo; rUUt è l’umore quando c’è lei e IDU(Dt  ) l’influenza di lei.

Nella pratica, l’equazione matematica conferma quanto il buon senso dice da sempre: la chiave di una relazione duratura è il dialogo. Per non arrivare ai ferri corti, dire quel che si pensa, senza essere aggressivi, funziona meglio che chiudersi nel mutismo.

Qualsiasi terapia ed autoterapia di coppia dovrebbe tener conto di questo semplice elemento che è il dialogo, che è stato confermato anche dalla matematica, come dimostrato da Gottman.

 

 

UN ESERCIZIO DI TERAPIA DI COPPIA: TEST SULLE ASPETTATIVE NELLA COPPIA

Molte delle incomprensioni nella coppia nascono da aspettative diverse dei partner su che cosa significhi amare. Spesso le stesse aspettative sono vaghe e non si riesce a concretizzarle su di un piano di realtà.

Il seguente test-esercizio serve per riportare tali aspettative sul piano dei comportamenti. Si parte dall’indicare quali sono i comportamenti che indicano la nostra aspettativa di amare ed essere amati.

Successivamente si individuano nella nostra cerchia di conoscenze dei comportamenti effettivi che indicano amore, a parer nostro.

Infine si indicano quelli che consideriamo effettivi comportamenti d’amore messi in atto da noi e dal nostro partner. In tutte e tre le fasi del test vanno individuati comportamenti specifici e non generici del tipo ‘è attento alle sue esigenze’ o ‘prova stima per lei’.

  • Individui cinque comportamenti specifici che lei ritiene debba mettere in atto per dimostrare amore all’altro.
  • Individui cinque comportamenti specifici che l’altro dovrebbe mettere in atto per dimostrarle amore.
  • Individui cinque comportamenti specifici che persone di sua conoscenze e del suo stesso sesso hanno messo in atto nei confronti del loro partner e che lei ritiene siano dimostrativi del loro amore.
  • Individui cinque comportamenti specifici che persone di sua conoscenze e del sesso opposto al suo hanno messo in atto nei confronti del loro partner e che lei ritiene siano dimostrativi del loro amore.
  • Individui cinque comportamenti specifici che lei ha messo in atto nei confronti del suo partner e che lei ritiene siano dimostrativi del suo amore.
  • Individui cinque comportamenti specifici che il suo partner ha messo in atto nei suoi confronti e che lei ritiene siano dimostrativi del suo amore.

Alla fine del test-esercizio avrà individuato circa 30 comportamenti specifici. Conteggi quanti di essi ricorrono più volte. Più è alto il numero di comportamenti simili che sono presenti nelle varie aree, maggiore è la probabilità che le sue aspettative siano chiare e concrete.

Inoltre varie sono le valutazioni da effettuare fra le varie aree ed i diversi sessi, ma tale analisi deve essere oggetto di approfondimento all’interno della coppia o con un terapeuta.

Infine, utile è far effettuare lo stesso test al proprio partner per individuare concordanze e discordanze ed avviare una riflessione all’interno della coppia.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

UN ESERCIZIO DI TERAPIA DI COPPIA: IL DISEGNO DELLA COPPIA

Tale esercizio di terapia di coppia è molto semplice ma allo stesso tempo si può rivelare molto efficace e d’indubbia condivisione

Il terapeuta invita a disegnare su un foglio di carta o su una lavagna, individualmente e senza che l’altro possa vedere, la rappresentazione grafica della propria coppia che ci s’immagina.

Effettuato ciò da entrambe le parti ci si discute in coppia dei disegni delle proprie rappresentazioni grafiche e successivamente si prova a creare insieme una “disegno della coppia” condiviso con conseguente confronto e riflessione finale.

UN ESERCIZIO DI TERAPIA DI COPPIA: LA SCULTURA DI COPPIA

Tale esercizio di terapia di coppia è molto semplice ma allo stesso tempo si può rivelare molto efficace ed è una variante dell’esercizio del “disegno della coppia”

Il terapeuta invita a disegnare su un foglio di carta o su una lavagna, individualmente e senza che l’altro possa vedere, la “scultura” della propria coppia che ci s’immagina.

Effettuato ciò da entrambe le parti ci si discute in coppia dei disegni delle proprie sculture e successivamente si prova a creare insieme una “scultura di coppia” condivisa con conseguente confronto e riflessione finale.

UN ESERCIZIO DI TERAPIA DI COPPIA: IL QUESTIONARIO DI PROUST

Il presente questionario di Proust (detto così perche in auge ai tempi di Proust e dallo stesso compilato) non è un test psicologico. Esso serve a meglio conoscersi o a meglio conoscere l’altro.

Può essere usato all’interno della coppia come strumento per verificare la conoscenza dell’altro. In tal senso ogni membro della coppia lo compila a livello personale e poi lo compila calandosi nei panni dell’altro. Alla fine si notano le discordanze fra la propria stesura e quella che ha stilato l’altro della coppia.

Maggiore è la concordanza maggiore è la conoscenza dell’altro.

Dott. Roberto Cavaliere

 

1) Che cosa è la perfetta felicità?

2) Quale è la tua più grande paura?

3) Con quale personaggio storico ti identifichi di più?

4) Quale personaggio vivente ammiri di più?

5) Che cosa ti piace di meno di te?

6) Quale è la massima stravaganza della tua vita?

7) In che occasione dici bugie?

8) Che cosa ti piace di meno del tuo aspetto?

9) Quale è la persona che meno ti piace?

10) Quale è il grande amore della tua vita?

11) Quando e dove sei stato più felice?

12) Di quale virtù ti piacerebbe disporre?

13) Quali sono i tuoi punti di forza?

14) Quale è il tuo attuale stato d’animo?

15) Quale è la cosa più preziosa che possiedi?

16) Cosa è il peggio che ti possa capitare?

17) Dove vorresti vivere?

18) Quale è la tua occupazione preferita?

19) Chi è il tuo eroe vivente?

20) Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

21) Come vorresti morire?

22) Quale è il tuo motto?