IL GIUDICE PUO’ IMPORRE LA TERAPIA DI COPPIA ?

La Cassazione [Cass. sent. n 13506/2015] ha detto che solo la legge può imporre trattamenti sanitari, mentre il giudice non può costringere i genitori – benché immaturi – a recarsi dallo psicologo per imparare a gestire i figli. E ciò anche se il loro comportamento conflittuale finisce per ledere i minori. Questo non toglie che il magistrato possa suggerire l’opportunità di un percorso guidato congiunto e/o individuale, ma nessuna sanzione può derivare dalla mancata ottemperanza all’indicazione del tribunale. La prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme – dice la Suprema Corte – è lesiva del diritto alla libertà personale garantito dalla Costituzione [art.32] che vieta l’imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari. Nessuna norma, del resto, attribuisce al giudice il potere di vincolare gli ex coniugi a un tale trattamento, anche in presenza di una finalità nobile come quella di tutelare i figli dall’immaturità dei genitori.

La maturazione personale dei genitori non può che restare affidata ai genitori e al loro diritto di autodeterminazione. In definitiva il giudice non può obbligare i genitori immaturi, che litigano in continuazione, ad andare dallo psicologo per imparare a gestire i figli.

I giudici secondo cui la terapia di coppia è obbligatoria 

La tesi sposata dal tribunale di Roma – il più grande in Europa – ritiene possibile, per il giudice, prescrivere ai genitori divorziati la psicoterapia e un percorso di sostegno per fare il papà e la mamma [Trib. Roma, sent. n. 2083/2017, n. 25777/17, n. 13506/2015.. Ciò proprio nell’ottica di tutelare un interesse superiore rispetto a quello della libertà personale degli ex coniugi: la crescita del figlio minore. Secondo tale orientamento, quindi, il genitore che non si presenta alle sedute dallo psicologo può perdere l’affidamento del figlio: una sanzione particolarmente grave. Secondo il tribunale della Capitale – la cui tesi sempre essere condivisa anche da altri fori – la prescrizione del percorso presso lo specialista non costituisce una limitazione personale ma è funzionale allo stesso interesse del genitore quando la conflittualità della coppia nuoce ai figli.

Vediamo ora, secondo tale interpretazione, che succede se non si frequenta la terapia di coppia. Il tribunale di Roma precisa che non è possibile imporre fisicamente la presenza del genitore dallo psicologo (magari mediante una «coazione fisica» ossia un accompagnamento forzoso). La prescrizione del giudice è piuttosto un onere, una condizione per continuare ad avere l’affidamento condiviso del figlio. Sta al genitore affidatario scegliere il percorso più idoneo e i professionisti da consultare: è un’«opportunità di buona vita» e non una «limitazione della libertà». Il tribunale può delegare i servizi sociali a vigilare sull’osservanza dell’indicazione fornita dal magistrato e, in caso di disobbedienza, nei casi più gravi, se la coppia continua a litigare tanto da pregiudicare la crescita del bambino, è possibile disporre la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

La prescrizione è finalizzata a favorire «le condizioni per una crescita per quanto possibile serena dei figli, scopo cui deve tendere una gestione matura e consapevole della responsabilità genitoriale, e deve essere letta dunque come uno strumento volto a offrire ai figli maggiori opportunità di “buona vita” nonostante la disgregazione del nucleo familiare di origine e della presidente conflittualità dei genitori».

TUMORE, COPPIA E SESSUALITA’

Per mettere i medici nella condizione di aiutare i pazienti oncologici con i problemi sessuali che quasi inevitabilmente il tumore e le terapie comportano, l’American Society of Clinical Oncology (Asco) ha stilato le proprie linee guida in merito. Pubblicate sul Journal of Clinical Oncology, le  raccomandazioni sono state elaborate da gruppi di esperti partendo da quelle già esistenti della Cancer Care Ontario (CCO) del 2016, sulla base di un’estesa analisi della letteratura di settore e sulle evidenze cliniche più solide. Le riportiamo di seguito.

1. Parlare dei possibili problemi sessuali da prima della terapia

Gli esperti dell’Asco consigliano agli oncologi di cominciare a parlare dei risvolti sulla vita sessuale al paziente già al momento della diagnosi, quindi indipendente dall’esistenza di un problema, per continuare poi il confronto per tutto il tempo delle cure e durante i follow-up. La discussione deve tenere conto del livello di scolarizzazione, della cultura e dei credi religiosi e dell’orientamento sessuale. Il partner del paziente può essere incluso nella discussione solo se è l’interessato a volerlo.

Il nuovo documento tocca i diversi aspetti della vita sessuale di un malato oncologico, tenendo conto, ovviamente, della differenza tra problematiche femminili e maschili. Per quanto riguarda le donne, in particolare, ci sono moltissime sfaccettature da tenere in considerazione in relazione alla tipologia di disturbo, al tipo di tumore e di terapie.

2. Contrastare il calo del desiderio

Per i disturbi del desiderio, dell’eccitazione e del raggiungimento dell’orgasmo gli esperti dell’Asco raccomandano ai colleghi di offrire in prima istanza alle pazienti una consulenza psicosociale e/o psicosessuale. Anche una stimolazione regolare (per esempio attraverso l’autoerotismo). Le terapie farmacologiche (per esempio con flibanserin, il cosiddetto “viagra rosa”) dovrebbero essere valutate attentamente, perché non esistono molti dati sul rapporto rischi/benefici in pazienti con una storia di cancro o che assumono una terapia di blocco ormonale in conseguenza di un tumore.

3. Lavorare sull’accettazione della propria immagine corporea

Sempre la terapia psicologica, anche di coppia quando è presente un partner e la paziente lo desidera, è la strada da seguire per affrontare i cambiamenti del corpo, che hanno un impatto sulla capacità di stringere relazioni affettive ed entrare in intimità con il partner. L’argomento dovrebbe essere discusso ancor prima dell’inizio delle terapie, proprio per avviare il percorso di accettazione di sé. Le donne con depressione o che hanno difficoltà ad accettare la propria immagine corporea prima del tumore sono particolarmente a rischio.

4. Trattare le disfunzioni sessuali

Il tumore e le terapie per curarlo possono provocare anche dei problemi strettamente fisici, che possono sfociare in incapacità di provare piacere durante il rapporto o, cosa non infrequente, di provare dolore. I medici dovrebbero fare uno screening dei pazienti per stabilire se esistono problematiche di questo tipo e offrire le possibili soluzioni, preferibilmente con l’aiuto di un ginecologo.

5. Trattare i disturbi vasomotori

Le terapie ormonali sistemiche sono le più efficaci per le donne con problematiche vasomotorie. Per chi ha un tumore al seno ormono-responsivo, però, sono controindicate. Le donne con un tumore al seno non ormono-sensibile, possono essere valutate per un bilancio di rischi e benefici dopo la menopausa. Se non controindicato, per le donne che hanno subito una isterectomia, la terapia con estrogeni (orale, cutanea o vaginale) è raccomandata. L’uso della terapia ormonale sistemica non è necessariamente controindicata in donne con altri tipi di tumori ormono-sensibili, come quello dell’endometrio e dell’ovaio. I medici dovrebbero discutere con le donne i diversi approcci, compresi quelli della medicina integrata, valuando rischi e benefici.

6. Trattare il dolore vaginale o vulvare

Per problemi di atrofia, come la secchezza vaginale e vulvare, i lubrificanti e gli idratanti vaginali (da applicare frequentemente, 3-5 volte la settimana) potrebbero essere provati come prima soluzione. Per chi non risponde a questi trattamenti o ha sintomi più severi, esistono prodotti con estrogeni a basso dosaggio, che devono però essere valutati con attenzione nelle donne che hanno avuto diagnosi di carcinoma mammario ormono-responsivo, discutendo con il medico rischi e benefici. Gli esperti dell’Asco sottolineano, però, che per diversi farmaci non esistono ancora solidi dati che possano permettere una seria valutazione e che le pazienti devono esserne messe al corrente.

Il vaginismo, cioè la contrazione involontaria dei muscoli della vagina durante un approccio sessuale, e la stenosi vaginale, ossia il restringimento o la perdita di flessibilità della vagina, sono altre problematiche frequenti in pazienti in cura per un tumore. Possono essere condizioni molto dolorose che possono essere attenuate attraverso esercizi di fisioterapia per il pavimento pelvico o dilatatori vaginali. Se necessario, riferiscono gli esperti dell’Asco, si può ricorrere a una terapia antidolorifica. L’anestetico locale lidocaina può essere considerato nei casi di dolore (dispareunia) persistente.

Fonte: Interventions to Address Sexual Problems in People With Cancer: American Society of Clinical Oncology Clinical Practice Guideline Adaptation of Cancer Care Ontario Guideline

GLI UOMINI VENGONO DA MARTE LE DONNE DA VENERE

Di seguito brani tratti da “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere” di John Gray.

Il libro sui rapporti di coppia più venduto nel mondo

Tanto tempo fa, i marziani e le venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla terra e furono colti da amnesia: si dimenticarono di prevenire da pianeti diversi.

John Gray, da “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”

Gli uomini e le donne pensano diversamente, vivono diversamente e soprattutto, parlano lingue diverse, per cui comportamenti simili assumono per gli uni e per le altre significati opposti. Ma allora comunicare è impossibile? Assolutamente no, anzi: capirsi può diventare persino un gioco nel momento in cui si è coscienti delle diversità fra uomo e donna.

John Gray, da “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”

Quando un uomo sperimenta i suoi limiti, si sente spinto a dar di più.
John Gray, da “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”

Se una donna ha bisogno di tenerezza e dolcezza dal suo compagno e tende a dargliene a sua volta, sbaglia, perchè così facendo dà a lui ciò che vuole per se stessa….invece deve comprendere che l’uomo ragiona in maniera diversa da lei e mentre per lei la tenerezza è essenzale per lui lo sarebbe allo stesso modo l’apprezzamento o l’ammirazione per ciò che fa!

John Gray, da “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”

Un rapporto di coppia è come un giardino, Per crescere rigoglioso deve essere annaffiato regolarmente. Ha bisogno di cure particolari a seconda della stagione e del clima. Bisogna deporre i semi ed estirpare le erbacce. In modo analogo, per mantenere viva la magia dell’amore è necessario che ne comprendiamo le stagioni e dedichiamo cure adeguate alle speciali necessità dell’amore stesso.
John Gray, “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”

Dal Libro:

“Quando Tom torna a casa, vuole rilassarsi leggendo il giornale. E’ stressato a causa dei problemi irrisolti della giornata e trova sollievo nell’accantonarli.
Anche sua moglie Mary vuole rilassarsi dopo una giornata pesante. Lei, tuttavia, aspira a trovare sollievo parlando dei suoi problemi. Tra di loro, la tensione cresce fino a trasformarsi in risentimento.
Tom è segretamente convinto che Mary parli troppo, mentre sua moglie si sente ignorata. Se non arriveranno a capire le differenze esistenti tra loro, si allontaneranno sempre di più.
E’ probabile che abbiate riconosciuto questa situazione, perché è solo una delle tante in cui si trovano in contrasto gli uomini (i “marziani”, secondo la definizione del Dr. John Gray, esperto della coppia ed autore del best seller “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”) e le donne (le “venusiane”).
Una delle principali differenze esistenti tra uomini e donne è il loro modo di affrontare lo stress.
Gli uomini tendono a chiudersi sempre più in se stessi e a concentrarsi sul problema, mentre le donne tendono a sentirsi sopraffatte ed emotivamente coinvolte. L’uomo si sente meglio se risolve i problemi, la donna se ne parla.
Quando un uomo è turbato, non parla mai di ciò che lo preoccupa. A differenza delle donne, non accollerebbe mai ad un altro uomo il suo problema a meno che l’assistenza dell’amico non gli sia necessaria per risolverlo. Diventa invece estremamente silenzioso e si rifugia nella sua caverna privata per riflettere sul problema ed esaminarlo da ogni angolazione alla ricerca della soluzione. Quando l’ha trovata, si sente molto sollevato, abbandona la caverna ed è pronto al dialogo con la sua donna.
Quando una donna è stressata, invece, trova sollievo nel rivolgersi a qualcuno di cui si fida, rendendolo partecipe del suo disagio e illustrandogli nei dettagli le difficoltà della giornata. Se si sentono sopraffatte dalle difficoltà, le donne traggono beneficio dal rendere gli altri partecipi del loro disagio. E’ questa la loro natura.
L’incapacità di capire e accettare queste differenze crea nei nostri rapporti delle frizioni, che possono minare seriamente la stabilità del rapporto di coppia.
Quando un uomo è chiuso nella sua caverna, è incapace di dare alla sua compagna l’attenzione che desidera. In quel momento egli pensa esclusivamente a risolvere – da solo – il suo problema. Per lei è difficile accettarlo perché non si rende conto del grado di stress a cui lui è sottoposto. Se alla sera il suo compagno le parlasse dei suoi problemi, riuscirebbe a mostrarsi più comprensiva, ma lui rimane chiuso in se stesso e lei finisce col sentirsi ignorata. Capisce che il suo compagno è turbato, ma erroneamente presume che lui non le voglia bene perché non le parla.
Allo stesso modo, spesso anche l’uomo fraintende l’atteggiamento della donna di fronte allo stress. Pertanto, quando la donna vuole sfogarsi parlando dei suoi problemi, egli pone resistenza, dà per scontato che lei lo ritenga responsabile delle sue difficoltà. Maggiori sono i problemi, più – indirettamente – egli si sente rimproverato. Non capisce che lei trova semplicemente sollievo nel parlarne. Non sa che gli basterebbe ascoltarla per guadagnarsi la sua riconoscenza.
Ma allora le divergenze rendono impossibile un rapporto sereno e duraturo? Affatto. Le differenze non dividono, se alla base del rapporto c’è la consapevolezza. Comprendendo le dinamiche che regolano le relazioni tra uomini e donne, entrambi i sessi riusciranno a vedere il mondo con gli occhi dell’altro e – piuttosto che aggravare una ipotetica situazione di stress – saranno complici dell’altro nella sua risoluzione, con forti ripercussioni positive sul benessere e sulla serenità della vita di coppia!

COSA PENSANO REALMENTE GLI UOMINI DEL SESSO E DELL’AMORE

Un libro uscito di recente in Francia mette in dubbio le idee prevalenti che si hanno sul rapporto che gli uomini hanno col sesso e con l’amore . Si intitola Les hommes, le sexe et l’amour (Les Arènes) e l’ha scritto Philippe Brenot, psichiatra, antropologo e sessuologo all’Università Paris-Descart, che nel volume rivela i dati dell’inchiesta da lui condotta su 2153 uomini eterosessuali che vivono in coppia (età media 43 anni) e che hanno risposto a un questionario di un centinaio di domande.  I risultati dell’inchiesta francese, spaziano dalla percezione dell’aspetto del proprio pene (considerato «bello» dal 71 per cento degli intervistati) alle posizioni preferite, andando a caccia dell’ «uomo nuovo»– profondamente evoluto nel corso degli ultimi decenni – di cui parla Brenot. Mettendo a confronto l’idea comune – ciò che siamo abituate a pensare – e i segnali della metamorfosi del maschile ancora in corso. Con qualche sorpresa. E diverse conferme.

Comunicare

Gli uomini non parlano volentieri della propria intimità

Poiché il libro, e l’inchiesta, nascono proprio per far parlare gli uomini – che hanno tutti partecipato e risposto senza problemi – il cliché è presto smontato. È vero e rimane vero che per un uomo il sesso è qualcosa che si fa, non che si dice. Però il 70 per cento – e sale al 78 tra i più giovani – dichiara di aver parlato dei propri desideri e aspettative sessuali con la partner.

Ora. La questione riguarda semmai l’ascolto, il parlare insieme, e dunque il comprendersi davvero. La difficoltà più grande è capire le aspettative sessuali della compagna (risposte frequenti: «Non lo so»; «Non ne ho la minima idea»; «Lei non me ne parla»; «Mistero!»). E l’unica certezza che sembrano avere gli uomini, quello che davvero credono di aver capito bene, è che le donne hanno soprattutto grandi aspettative sentimentali piuttosto che sessuali, quindi cercano dolcezza, complicità, attenzioni, cura, protezione, romanticismo. E se la tenerezza è drammaticamente antitetica al sesso per molti maschi, qualcuno più sgamato – o evoluto, o fortunato, perché dipende anche dalla compagna, sottolinea Brenot – ha invece scoperto che la dolcezza è la via maestra verso il sesso, e racconta le aspettative della partner in un modo non tanto diverso dalle proprie: rapporti a tre o più persone, rapporti anali, rapporti orali, giochi di dominazione e via così.

Sesso VS. amore

Per gli uomini il sesso e l’amore sono due cose diverse

Sorpresa vera. Il più grande totem riguardante la sessualità maschile sembra vacillare. Il 92 per cento dichiara di essere innamorato della propria compagna, non solo: il 52 per cento afferma che sesso e amore sono legati. E il 54 per cento degli intervistati segnala la coppia come primo valore nella propria vita, davanti alla famiglia (31 per cento), al lavoro (11 per cento) e alle passioni personali, con un’inversione completa delle priorità rispetto a 50 anni fa. La penetrazione? È variamente descritta come fusione, comunione, unione,sentimento di simbiosi con la partner, vicinanza cerebrale, la sensazione di donare tutto e tutto ricevere, appartenenza, completezza. E un rapporto sessuale davvero riuscito è «un momento di intimità condivisa» per il 60 per cento degli uomini.

Masturbazione

La masturbazione è una faccenda per ragazzini e, in età adulta, serve a compensare una mancanza

Allora, una volta per tutte: gli uomini adulti, con una stabile vita di coppia, si masturbano. Questa la verità. L’87 per cento degli intervistati dichiara di masturbarsi, la metà di loro almeno due volte a settimana. Lo fanno soprattutto a letto, sotto la doccia, in bagno. E sul divano del salotto (la notte, davanti alla tivù). È una faccenda veloce: dura dai due ai cinque minuti. Supporto d’elezione le immagini pornografiche (l’80 per cento si dichiara interessato e stimolato dalla pornografia) recuperate attraverso Internet – dal sesso di gruppo alla sodomia, all’amore lesbico – mentre una minoranza utilizza l’immaginazione, i ricordi, i fantasmi personali («Mi immagino con una certa collega di lavoro») o anche con la propria donna («Immagino cosa potrei fare con lei»). Per la metà degli uomini la masturbazione è un ansiolitico. Punto. Un sistema per rilassarsi. Poi è un piacere (40 per cento): personale, facile. Solo per il 10 per cento è un sostituto del coito. Per moltissimi, invece, è oltretutto un modo per ritardare l’eiaculazione nel rapporto sessuale. Il 50 per cento dichiara di essersi masturbato davanti alla compagna, che invece risulta molto più restia a fare lo stesso.

Preliminari

Gli uomini vanno subito al sodo

Se c’è un’idea che il femminismo è riuscito a far passare è che i preliminari siano fondamentali. Fiumi d’inchiostro versati per decenni sull’importanza, per le donne, dei giochi sessuali preparatori prima del coito hanno realmente cambiato i comportamenti. E il 56 per cento degli intervistati ammette di metterli in pratica proprio per la donna, piuttosto che per sé. Anche se i più giovani, questo il dato rileante, li considerano un momento importante di eccitazione reciproca («Sono un momento nostro»; «Non è che “servono”, fanno parte del gioco del desiderio e del piacere»). Qualcuno si spinge addirittura oltre, parlando di preliminari non strettamente sessuali ma psicologici, d’atmosfera («I preliminari cominciano a cena, con uno sguardo, una carezza»). Altri, pochi per fortuna, scelgono la pessima metafora automobilistica («Servono a far scaldare la macchina»). Il dato serio è che il 57 per cento teme di deludere sessualmente la partner. Da leggere, variamente, come segnale di una maggior libertà e consapevolezza femminile in campo sessuale, nonché come prova della famosa “ansia da prestazione” maschile, alimentata anche, dice Brenot, “dalla tirannia mediatica dell’orgasmo”.

Insoddisfazione

Gli uomini hanno più bisogno di sesso delle donne

Terreno minato. Su questa faccenda degli uomini che hanno più bisogno (bisogno, non desiderio) e dunque sono in qualche misura autorizzati a sbottonarsi continuamente i pantaloni si consumano molti orribili malintesi, l’affaire Strauss-Kahn insegna. Tant’è: il 63 per cento degli intervistati dichiara insufficiente la frequenza dei rapporti sessuali nella coppia (che è di circa 8 volte al mese). In più, il 38 per cento non si sente libero di fare ciò che desidera con la sua compagna, il 70 per cento ha la sensazione di prendere sempre lui l’iniziativa e l’84 per cento dichiara di sentire una generica mancanza.

Posizioni preferite: al primo posto quella da dietro, all’ultimo quella tradizionale del missionario. La situazione si inverte, quasi comicamente, al momento di indicare la posizione realizzata nell’ultimo rapporto, dove svetta su tutte la missionaria. Leggere il dato di questa insoddisfazione maschile è complicato. Sicuramente c’è di positivo la novità del rispetto dei tempi e della disponibilità femminile. Ma d’altro canto, segnala Brenot, attenzione: la percezione di una frequen za sessuale insufficiente è inquinata dall’idea terroristica e stereotipata di un uomo che “deve” desiderare continuamente ed essere sessualmente iper-attivo.

Orgasmo

Il piacere degli uomini è semplice e quasi automatico

Orgasmo maschile, questo sconosciuto. Non ne sappiamo molto, dice Brenot, anche perché gli uomini ne parlano poco. Il piacere maschile è diviso in quattro tempi, ed è descritto da tutti con le medesime parole. La prima fase è quella dell’eccitazione, con calore, tremore, brividi, formicolio, spasmi, aumento della frequenza cardiaca. Seconda fase: l’esplosione, corrispondente al piacere vero e proprio. Terza: la piccola morte, un periodo in cui la sen-sazione è di perdere coscienza, di uscire dal corpo. Quarta: il rilassamento, totale, assoluto. Ma c’è una sorpresa. Il 31 per cento dichiara di non avere orgasmi a tutti i rapporti.

Colpevole principale un eccesso di controllo dell’eiaculazione, in virtù dell’idea, ancora una volta, di performance sessuale, di sessualità ideale e idealizzata.

Bellezza femminile

Gli uomini desiderano solo donne belle e giovani

La vista è il principale supporto maschile per l’eccitazione. Un bel corpoun viso armonioso sono segnali che risvegliano il desiderio maschile. Come dire: inutile girarci intorno, qui non ci piove. Il 58 per cento pensa che per desiderare una donna il fatto che sia bella è importante. Però un bel 40 dichiara ch ela bellezza forse conta, ma poco o addirittura pochissimo a confronto dei sentimenti e della personalità. E, contro ogni aspettativa, addirittura il 60 per cento afferma che il fatto di vedere invecchiare la propria compagna non ha (o non avrà, per i più giovani) alcuna ripercussione sul desiderio. Ancora, un significativo 40 per cento dice che l’eventuale aumento di peso della partner non inciderà sull’interesse per lei. Se ci mettiamo pure che solo il 47 per cento ritiene importanti gli abiti, l’eleganza e la biancheria intima (il che vuol dire che a più della metà non importa assolutamente nulla), molte delle convinzioni femminili circa la seduttività e il desiderio si incrinano. Insomma, stiamo tutto il tempo a cercare di essere ossessivamente magre e giovani, spendendo capitali in vestiti e lingerie. E loro sembrano (sembrano?) invece mostrare una sorprendente indipendenza di pensiero. L’ennesima prova – sottolinea Brenot – che uomini e donne non parlano della stessa cosa quando usano la parola “desiderio”.

Potere

L’uomo ha una posizione dominante nella coppia

La domanda del questionario è precisa. Temete le reazioni della vostra compagna? Sì, risponde il 46 per cento, qualche volta, ammette il 52. Il segnale sembra chiaro: il rapporto di forza tra uomini e donne all’interno della relazione è mutato, soprattutto dopo gli anni ’80, e soprattutto tra i più giovani. Questo non toglie che molti uomini tra le mura domestiche siano ancora violenti e maschilisti. Però la tendenza contraria si intravede. Portandosi dietro la comparsa di nuovi problemi: la perdita di mascolinità, che alle donne non piace. E la quadratura del cerchio con la quale i poveri maschi contemporanei si stanno ancoravanamente misurando: essere teneri e solidi allo stesso tempo. Confortante – sempre che non si tratti di semplice conformismo a un’idea di socialmente corretto – l’80 per cento, che dichiara ininfluente il fatto che la compagna abbia uno status sociale o professionale superiore al proprio.

Paternità

La gravidanza della compagna e l’arrivo di un figlio modificano il desiderio dell’uomo

Non è vero. Ecco i numeri: 53 per cento gli uomini che non hanno subito nessuna modificazione del desiderio durante la gravidanza della compagna, 70 per cento quelli che sessualmente, non hanno fatto una piega una volta che lei è diventata madre. Il divario tra i due dati dipende dall’ingombro del pancione, che può oggettivamente limitare o cambiare le abitudini intime e sessuali. Insomma, la madre resta una donna, e la tradizionale dicotomia “mamma”/”puttana” è ormai roba vecchia. Grandi numeri anche per la domanda sulla gelosia verso il nuovo arrivato, che il 70 per cento dichiara di non provare. Poi certo, c’è un 55 per cento (soprattutto tra gli under 35) che considera il figlio come un possibile ostacolo per la coppia innamorata. Il figlio rappresenta un momento di transizione, molte coppie giovani entrano in crisi: la difficoltà c’è, sottolinea Brenot. Perché non è semplice passare da un’intensa intimità sessuale al nuovo equilibrio imposto dalla presenza e dalle richieste del piccolo, pur se desiderato.

Fedeltà

Gli uomini sono tendenzialmente infedeli

La fedeltà è un valore importante per l’80 per cento degli intervistati (che sale all’88 per i più giovani). Però bisogna leggere bene tutti i numeri. Ecco, per esempio, la domanda: avete già avuto una relazione extraconiugale? Risponde sì il 40 per cento (solo il 24 per cento delle giovani generazioni). Il che fa un po’ vacillare l’idea granitica di fedeltà come valore assoluto. In realtà, al netto di tutto, sembra trionfare la tolleranza: il 62 per cento dichiara che perdonerebbe la compagna in caso di tradimento, di più gli over 50 (76 per cento) che i giovani sotto i 35, decisamente più integralisti.

Fantasie

La fantasia erotica maschile per eccellenza è fare l’amore con due donne

Be’, qui nessuna sorpresa. È vero. Uno dei “fantasmi” sessuali maschili per eccellenza è il rapporto a tre, e il classico dei classici è: due donne e un uomo. Più in generale, il catalogo è ricco di varianti: due donne e due uomini, due uomini e una donna, fino all’ammucchiata. Altro must, gettonatissimo, quello dei rapporti anali, collegato, anche, a fantasie sadomaso. E poi le stranezze logistiche: «Fare l’amore su un’isola dell’Oceano Indiano» (esotico), «Fare l’amore sul tetto della mia macchina» (equilibrista), «Fare l’amore in un confessionale» (ecclesiastico). Molti fantasmi somigliano a desideri, piuttosto che a sogni: «Che la mia donna mi saltasse addosso per fare l’amore», «Che mia moglie si masturbasse davanti a me», «Che fosse pronta a fare qualunque cosa in qualunque posizione», «Mia moglie e sua sorella, tutte e due insieme». Ma c’è anche qualcuno che taglia corto: «I miei fantasmi io li ho già tutti realizzati».

fonte: http://www.elle.it/emozioni/sesso/news/a1206741/cosa-pensano-uomini-sesso-amore/

I VARI TIPI DI AMORE SECONDO I GRECI

Per parlare d’amore i greci usavano i seguenti termini:

1) Agape (αγάπη) è amore di ragione, incondizionato, oblativo, anche non ricambiato, spesso con riferimenti religiosi: per esempio è il termine per indicare amore più usato nei Vangeli.

2) Philia (φιλία) è l’amore di affetto e piacere, di cui ci si aspetta un ritorno, ad esempio tra amici.

3) Eros (έρως) termine che definisce l’amore sessuale, ma non solo. Deriva da Ёραμαι” (eramai) che vuol dire “amare ardentemente”, “bramare”. Il termine Ёρος non si riferisce necessariamente a una persona. Per esempio, “Ёρος πόσιος καί εδήτυος” (eros pòsios kài edètuos) significa “desiderio di bere e di mangiare”, e non “amore passionale del mangiare”: il verbo Ёραμαι da cui deriva il termine Ёρος può anche riferirsi a enti astratti, come per esempio la brama di conoscere.

4) Anteros (αντέρως) quando l’amore è corrisposto, quando c’è un legame.

5) Himeros (Iμερος), “desiderio irrefrenabile”: la passione del momento, il desiderio fisico presente e immediato che chiede di essere soddisfatto.

6) Pothos (Πόθος), termine che è il desiderio verso cui tendiamo, ciò che sogniamo, alla base della nostra intenzionalità.

7) Stοrgé (στοργή): l’amore parentale-familiare, viene dal verbo Στέργω (stergo) che significa “amare teneramente” e viene usato soprattutto in riferimento all’amore filiale, è l’amore d’appartenenza, ad esempio tra parenti e consanguinei. Designa l’affetto naturale fra parenti intimi e specialmente fra i genitori e i loro figli, ma anche tra fratelli e sorelle.

8) Thélema (θέλημα) indica l’amore per quel che si fa, è il piacere di fare, il desiderio voler fare.

PROVATE A VEDERE NELLA VOSTRA RELAZIONE DI COPPIA QUALI DI QUESTI TIPI DI AMORE SONO PRESENTI

IL MATRIMONIO COME SALVEZZA

….Il matrimonio moderno è soprattutto un’istituzione di salvezza e non di benessere. Ma gli psicologi, i consulenti matrimoniali, gli psichiatri ecc. continuano a ripetere che soltanto i matrimoni felici sono buoni matrimoni, ovvero che i matrimoni dovrebbero essere felici. In verità ogni percorso di salvezza passa anche per l’inferno. La felicità, nel modo in cui viene proposta ai coniugi d’oggi, rientra nella sfera del benessere e non in quella della salvezza. Il matrimonio è un’istituzione volta prima di tutto alla salvezza, per questo è così pieno di alti e di bassi; è fatto di sacrifici, di gioie e di dolori. Ciascun partner, ad esempio, prima o poi è destinato a scontrarsi con il lato psicopatico dell’altro, vale a dire con quel lato del suo carattere che non è modificabile e che tuttavia ha conseguenze dolorose per entrambi. Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due è emotivamente freddo, all’altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d’amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non và bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi.
Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile. E’ logorandosi e smarrendosi che si impara a conoscere se stessi, Dio e il mondo. Come ogni percorso di salvezza, anche quello del matrimonio è duro e faticoso. Uno scrittore che crea opere di valore non vuole essere felice, vuole essere creativo. In questo senso raramente i coniugi riescono a portare avanti un matrimonio felice e armonioso come il tipo di matrimonio al quale, mistificando, gli psicologi vorrebbero far loro credere.
Il terrorismo legato all’immagine del ‘matrimonio felice’ procura notevoli danni.
A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.

MEGLIO SINGLE O IN COPPIA ?

Secondo un rapporto dell’ufficio del censimento statunitense, il numero di adulti non sposati ha raggiunto nel 2017 livelli record: più del 45% dei residenti – circa 110 milioni di persone di età superiore ai 18 anni – è divorziata, vedova o è sempre stata single. Ed è aumentata l’età in cui si si sposa: negli anni 70, 8 persone su 10 si sposavano entro i 30 anni di età, mentre oggi, invece, per osservare lo stesso rapporto numerico si devono aspettare i 45 anni: l’età media del primo matrimonio è salita a 29,5 anni negli uomini e a 27,4 anni nelle donne ed è probabile che quando i giovani di oggi raggiungeranno i 50 anni, circa una persona su quattro di loro sarà stata single per tutta la vita.

Il rapporto rivela inoltre che per più della metà del campione analizzato non ritiene il matrimonio o il concepimento di un figlio una pietra miliare importante dell’età adulta. Le energie degli adulti convergono maggiormente sull’istruzione e sulla ricerca di un lavoro stabile. Poi c’è il discorso legato all’attività sessuale: le persone single fanno più sesso rispetto alle persone sposate o divorziate, sebbene si stia facendo strada anche la tendenza all’asessualità – una scelta, non dovuta a disfunzioni o disturbi sessuali, né tanto meno a quelli psichiatrici – che interessa il 3% della popolazione mondiale.

Avere una relazione non significa per forza avere maggiore autostima. Gli esperti Eva C. Luciano e Ulrich Orth, che hanno condotto uno studio su 9mila adulti in Germania in materia, spiegano infatti che “l’inizio di una relazione migliora l’autostima solo se la relazione funziona in modo stabile per un certo periodo, un anno o più”. Le persone sposate prese in analisi dai ricercatori, infatti, non godevano di una maggiore autostima rispetto a chi era single.

Inoltre alcuni studi rivelano che il matrimonio o una relazione stabile non è per forza indice di un maggior benessere psico-fisico: in uno di questi studi i ricercatori hanno preso in esame per 3 anni più di 79mila donne statunitensi di età compresa tra 50 e 79 anni, chiedendo loro quale fosse la relativa situazione sentimentale (se erano sposate, separate, divorziate o single) e hanno misurato alcuni parametri fisici, come l’indice di massa corporea e la pressione arteriosa, e richiesto informazioni sui loro stili di vita (dieta, esercizio fisico, alcol, fumo). Le donne che erano rimaste single invece di sposarsi o che avevano divorziato invece di restare sposate mostravano i risultati migliori.

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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FAR PREVALERE IL BISOGNO DI RIPRENDERSI

Un giorno l’onda chiese al mare: “mi vuoi bene?”.
Ed il mare le rispose: “Il mio bene è così forte che ogni volta che t’ allontani verso la terra io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia. Senza te la mia vita sarebbe insignificante. Sarei un mare piatto, senza emozione. Tu sei l’ essenza del mio esistere.”.L’onda fu felice. Tra le braccia del mare.
Facendo finta, ogni volta di volare via, per dare quel senso di precarietà alle cose, per renderle preziose. Ed ogni volta il mare la riprendeva, con le sue braccia grandi, per riportarla a sé.Raccontano che una notte la luna illuminava il mondo, e l’onda bianca lentamente, in un ballo infinito, scivolava tra un prendersi e un lasciarsi, col mare che stendeva le braccia per poi ritirarle, facendo finta a volte di non poterlo fare, perché l’onda potesse assaporare anch’ essa quella precarietà che rende le cose preziose.L’onda ed il mare sono ancora lì, nel gioco infinito delle emozioni. E fanno finta che sarà l’ultima volta che l’onda partirà verso la terra, per non tornare più, ma poi, alla fine, è più forte su tutto il bisogno di riprendersi. Nel sogno di un bene senza fine.
(Tony Kospan)
Significativa metafora sulla volontà di ritrovarsi nelle relazioni nonostante, conflittualità, prese di distanza ed altre dinamiche di coppia che non aiutano a stare insieme.

Dottor Roberto Cavaliere