UN ESERCIZIO DI TERAPIA DI COPPIA: ABBRACCIARSI

Spesso nelle coppie in crisi si è persa la dimensione del contatto corporeo.

Per riprendere tale contatto bisogna riprendere ad abbracciarsi

All’inizio potrebbe sembrare una forzatura ed un esercizio del tutto innaturale, ma col tempo diventerà sempre piu’ naturale e spontaneo facilitando la ripresa di un’intimità fisica

Tale esercizio è ben delineato nel seguente video tratto dal film “Il matrimonio che vorrei”

LA PAUSA DI RIFLESSIONE, VANTAGGI E SVANTAGGI PER LA COPPIA IN CRISI

Alcune coppie scelgono di prendersi una pausa di riflessione, ma questa pratica è davvero utile o finisce per non essere poi così risolutiva?

Spesso nelle relazioni, qualsiasi tipo di relazioni, in un momento di crisi della relazione stessa uno dei due chiede una pausa di riflessione o entrambi la concordano insieme. Una prima distinzione è legata appunto se è richiesta solo da uno dei due o da entrambi.
– Se è richiesta da uno solo e l’altro la subisce questo, mette in vantaggio chi la richiede e in svantaggio l’altro che non sa che cosa aspettarsi dalla fine di questa pausa. Quest’ultimo potrebbe viverla come una spada di Damocle che pende sulla sua testa.

– Se è concordata da entrambi, è evidente che rappresenta un vantaggio per entrambi. In coppia bisognerebbe sempre cercare un accordo anche sulla pausa di riflessione.

La condizione più importante per valutare vantaggi e svantaggi di una pausa di riflessione è data dal come si vive questo periodo.

– Se la pausa di riflessione è vissuta in modo attivo, vale a dire che si riflette veramente sulla relazione stessa, sulle sue criticità, su come arrivare a un esito finale, allora è sicuramente un vantaggio averla effettuata. Potrebbe rappresentare un momento di crescita affettiva e relazionale per la coppia.

Se la pausa di riflessione è vissuta in modo passivo, vale a dire è un mero trascorrere del tempo, senza nessun tipo di riflessione, alla fine della stessa ci si ritroverà allo stesso punto di partenza e indubbiamente è stato uno svantaggio compierla. Non solo non ha risolto niente ma potrebbe contribuire ad accentuare le problematiche di coppia che ne sono state all’origine.

Quindi le due variabili dell’accordo della coppia sulla pausa stessa e le modalità di viverla rappresentano lo spartiacque fra vantaggi e svantaggi.

 

COME CAPIRE SE E’ MEGLIO LASCIARE IL MARITO O RIPROVARCI

Decidere di lasciare il proprio compagno e di chiudere un matrimonio non è mai facile, come si deve fare per essere sicura di aver preso la decisione giusta?

Dilemma quasi shakespeariano quello di porsi la domanda : “Lascio o non lascio mio marito”. Conseguentemente la risposta richiede un attento e approfondito esame di riflessione. Proviamo a farlo.

–  Innanzitutto bisogna approfondire se le cause del malessere di coppia sono esclusivamente da attribuire al marito o anche al tipo di relazione instaurata o ancora a se stessi. Spesso si tende ad attribuire tutta la colpa del malessere individuale e di coppia all’altro. Prendere consapevolezza delle reali cause del malessere è premessa necessaria di qualsiasi decisione.

–  In seguito bisogna chiedersi che cosa si è fatto per riprovare. Si è comunicato il proprio malessere? Se n’è discusso in coppia? Il proprio marito si è reso disponibile ad ascoltare e a condividere soluzioni? E’ stato esperito in maniera concreta il tentativo di riprovarci?

–  Non da meno è chiedersi se si provano ancora sentimenti per il proprio partner e di che tipo. Se l’amore dovesse essere completamente spento, non c’è tentativo che sia efficace per riprovare. Almeno che non si abbiano altre motivazioni per continuare a stare in coppia.

– Quarto e ultimo passaggio quello fondamentale: Ci riprovo o no con mio marito è solo la logica conclusione degli altri tre delineati. La decisione di separarsi è solo la conclusione di un processo e non un’azione fine a se stessa.

“Stasera lo sa. Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto, dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male. Invece non succede: si arriva fino in fondo, si scola tutta la merda, anche quella che non vi spetta, che rigurgita dai tombini, quella dell’intero palazzo, dell’intera città, di tutte le coppie che si sono lasciate prima di voi, contemporaneamente a voi.

Tutte le coppie che si lasciano s’infilano nello stesso buco, ripetono lo stesso giro nel castello degli orrori. No,non bisognerebbe arrivare dove sono arrivati loro. Ai primi sintomi bisogna andarsene, lasciare il campo. Tanto non va meglio, va peggio e peggio.” Margaret Mazzantini

 

COME PROVARE A RICOSTRUIRE IL RAPPORTO DI COPPIA

Quando la relazione entra in crisi è necessario ripartire dalle fondamenta dell’unione per riuscire a ritrovarsi

Ricostruire una relazione dopo una crisi profonda e violenta che l’ha attraversata, come potrebbe essere un tradimento richiede la conoscenza dell’ ‘arte della riparazione’ come affermerebbe Bauman (vedi brano alla fine dell’articolo). Ma ancor prima di provare a ricostruire bisogna volerlo veramente e bisogna volerlo in due.

Potrebbe sembrare scontato quando si tenta di ripartire all’interno di una coppia, ma non è così. La buona intenzione talvolta è solo di facciata, nasconde dolori rabbie e rancori profondi e vecchi che potrebbero minare in partenza il tentativo di ricostruzione. Diventa quindi necessario prima di cercare di stabilire se si è veramente liberati quasi del tutto (del tutto è impossibile) delle emozioni negative che si ha dentro verso l’altro.

Stabilito ciò, si deve iniziare a discutere dei rispettivi bisogni, delle rispettiveaspettative che abbiamo nei confronti della relazione. Comunicare, dialogare in maniera attiva ed empatica ascoltando veramente l’altro e non come monologo da parte di entrambi. Gettare le basi di una comunicazione e di un ascolto attivi, empatici e profondi permette di gettare fondamenta solide per la ricostruzione della relazione, dove tutti gli altri passaggi avvengono spontaneamente e inizia il vero e proprio processo di rinascita per la coppia.

Se non avviene quanto descritto le varie ‘ricette di coppia’ servono a ben poco.

“Una volta insinuato il tarlo dell’insicurezza, la navigazione non è mai sicura, ragionata e tranquilla. Senza timone, la fragile zattera della relazione ondeggia tra due nefasti scogli su cui tanti rapporti si infrangono: sottomissione totale e potere totale, accettazione supina e prevaricazione arrogante, rinuncia alla propria autonomia e distruzione dell’autonomia del partner. L’infrangersi contro uno qualsiasi di questi due scogli farebbe affondare finanche una nave in perfette condizioni e con un equipaggio esperto – figuriamoci una zattera con a bordo un marinaio inesperto che, cresciuto nell’epoca dei pezzi di ricambio, non ha mai imparato l’arte della riparazione. Nessuno dei marinai di oggi perderebbe tempo a riparare la parte danneggiata, ma la sostituirebbe con un’altra identica. Sulla zattera delle relazioni, tuttavia, non si sono ricambi disponibili.
Da L’amore liquido di Bauman, edito da Laterza

IL FENOMENO DEL DEMAND-WITHDRAW NEI LITIGI DI COPPIA

Il demand-withdraw è una dinamica relazionale caratterizzata da una richiesta-ritiro in cui un partner si lamenta per qualcosa, mentre l’altro, sentendosi sotto pressione, cerca di evitare la discussione, sottraendosi con il silenzio.

Una ricerca realizzata dagli esperti dell’Università del Texas, svolta su oltre 14mila persone, ha dimostrato che se questo meccanismo si protrae nel tempo può causare molti problemi alla coppia e divenire una consuetudine piuttosto negativa e difficile da eliminare. Le persone che sperimentano il demand-withdraw infatti hanno una minore soddisfazione nella vita di coppia e vivono con difficoltà anche l’intimità. Questo problema con l’andare del tempo infatti può sfociare in aggressività, ansia, problemi intestinali e depressione.

“I due partner si ritrovano bloccati in questo modello perché ognuno vede l’altro come il problema e come la causa del conflitto” ha spiegato Paul Schrodt, professore di scienze della comunicazione presso l’Università del Texas e autore della ricerca. Solitamente il ruolo demand è rivestito dalla donna, che nella coppia è il partner più esigente, mentre l’uomo risulta più chiuso e cerca di liquidare ogni questione come se fosse una stupidaggine, evitando lo scontro. In questo modo entrambe le persone faticano a gestire il conflitto e non riescono ad accettare il compromesso e l’idea di perdere qualcosa per mantenere la stabilità della relazione. Tutti e due i partner vorrebbero dire qualcosa, ma a causa del meccanismo demand-withdraw non riescono a dirselo.

Come evitare questa dinamica relazione dannosa per la coppia? Il primo passo è quello di comprendere di essere entrati in un circolo vizioso e la necessità di spezzarlo. In seguito entrambi i partner dovranno porsi delle domande e capire il perché dei loro comportamenti. Perché mi comporto così? Come fa sentire l’altro il mio atteggiamento? In seguito sarà importante imparare la responsività, ossia la comprensione dell’altro.

L’ESPERIENZA DI UNA TERAPIA DI COPPIA

“Non è facile imparare a chiedere scusa come non è affatto semplice comunicare in questo dannato mondo dove si corre sempre senza fermarsi mai. Ecco perché ho proposto a Sahra di fare terapia di coppia. Per noi, ma anche per te. Avevamo bisogno di imparare a dirci le cose nel modo giusto, ad aprirci, a mostrare l’uno all’altra le proprie paure. Quando mostri le tue paure i “mostri” fanno meno paura. L’esperienza della psicoterapia è statamolto positiva e sento di consigliarla a tutti quanti. Come posso spiegarla a te, Andrea? Guarda, è come viaggiare, solo che al posto di farlo al di fuori di te lo fai dentro, e noi l’abbiamo fatto dentro la coppia. Ci siamo impegnati tanto, non abbiamo mai mollato, credimi. Ogni volta che uscivamo dallo studio dello psicologo sentivamo di conoscerci un po’ di più”.

Alessandro Di Battista (deputato 5stelle) racconta la sua terapia di coppia nel suo libro

10 PRINCIPI PER UNA TERAPIA DI COPPIA EFFICACE

«In momenti come questi soltanto la coppia stessa può decidere se cercare di salvare il rapporto, dandogli nuova vita, o lasciare che tutto finisca…». È una delle storie raccontate nel libro «Dieci principi per una terapia di coppia efficace» (Raffaello Cortina) scritto dai ricercatori Julie Schwartz Gottman e John Mordecai Gottman che da decenni lavorano con le coppie.

«Come trattare qualcosa di così inafferrabile come un rapporto?». Partendo da questa domanda marito e moglie hanno messo a punto i principi (il libro è rivolto agli psicoterapeuti, ma e’ utile anche alle coppie) che è bene conoscere se si vuole tenere in vita una relazione. Dopo una ricerca condotta su più di tremila coppie, gli esperti hanno individuato i quattro fattori predittivi, i «Cavalieri dell’Apocalisse», sull’inevitabilità della separazione.
Il primo è rappresentato dalle critiche. «Se tenderete a ricondurre un problema ai difetti dell’altro, la relazione colerà a picco». Affermazioni come «sei egoista» suscitano risentimento. Il secondo è il disprezzo, quel ghigno di superiorità unito al sarcasmo conduce al precipizio. «Il disprezzo non soltanto distrugge la felicità, ma riduce in brandelli il sistema immunitario del partner».
Il terzo e’ ritirarsi sulla difensiva e vittimismo («mi tratti male») che sono controproducenti.
Il quarto Cavaliere è l’ostruzionismo: dopo un litigio la coppia smette di parlare e comunicare: «Sbattere contro un muro è terribile».

Ciò che distingue le coppie felici da quelle infelici è che le prime sono capaci di riparare, le seconde invece no. Come? «Non nascondendo sotto il tappeto liti o eventi spiacevoli. Al contrario, ritornando sull’accaduto, prestando ascolto ai sentimenti del partner per riconoscere gli errori e chiedersi scusa». Non è mai troppo tardi per imparare a rispettare il mondo interno dell’altro attraverso compassione e gentilezza. Gli psicologi hanno disegnato «La casa delle relazioni solide» con 7 piani.
I primi tre determinano la capacità dei partner di conservare amicizia, intimità e passione: «Con l’andare del tempo le esigenze di lei/lui cambiano, il segreto è non perdere l’abitudine di farsi domande. Inoltre, amore e ammirazione non bastano, vanno anche dichiarate. E mai lasciar cadere il tentativo di avvicinamento».
I piani alti sono dedicati alla gestione dei conflitti: «Il segreto è mantenere una prospettiva positiva: se si sveglia scontroso/a pensate che magari ha dormito male». «Ma la casa si mantiene solida solo se i muri portanti sono cementati da fiducia e impegno».
La fiducia si riferisce alla consapevolezza che l’altro rimarrà al nostro fianco in ogni evenienza.
L’impegno fa riferimento alla lealtà. «Se vengono da noi coniugi che hanno l’amante e non sono disposti a confessare la relazione non li prendiamo in terapia — chiariscono i Gottman —. Solo una volta raggiunta la terraferma della verità sarà possibile ricostruire la fiducia, e con essa una relazione più duratura».
fonte: http://27esimaora.corriere.it/…/ecco-perche-amore-fallisce-…